5.0 Digital Life – Virginia Monteverde

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Periodo
dal 13 nov 2019 al 23 nov 2019

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Luogo
Spazio46 di Palazzo Ducale, Genova
piazza Matteotti
Genova

Categoria evento

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Dettagli evento


5.0 DIGITAL LIFE

VIRGINIA MONTEVERDE

a cura di Viana Conti e Derrick De Kerckhove

Vernice mercoledì 13 novembre, ore 19.00

14 – 23 NOVEMBRE 2019

da martedì a sabato 15.30-19.00

Spazio 46 di Palazzo Ducale, Genova

Introduzione critica di Viana Conti

La mostra con cui Virginia Monteverde, artista e curatrice italiana - benché nata in Germania nella città di Tübingen il 13 novembre del 1969 – varca la soglia dei suoi primi cinquant’anni s’intitola, significativamente, 5.0 Digital Life. Titolo che conferma la sua scelta di linguaggio e l’orientamento della sua ricerca in campo estetico. Una scelta così ciberneticamente radicale non poteva precluderle il fatale incontro con il teorico di quest’area, erede intellettuale di Marshall McLuhan, il brillante sociologo belga, naturalizzato canadese, Derrick De Kerckhove. Incontro che si è puntualmente realizzato, nel 2017, in occasione della prima rassegna mediatica ETHEREA-Universo Digitale-il medium è il messaggio, da lei ideata e curata. Rassegna questa che ha iscritto nel tessuto culturale di Genova – città in cui Virginia Monteverde risiede con la sua famiglia – un primo capitolo della Storia dell’Arte a partire dall’Intelligenza connettiva dei Media, capitollo seguito, alla Mediateca di via della Moscova a Milano, dalla seconda edizione del 2018, dal titolo UNIVERSO DIGITALE no limits.

La condizione di precarietà e fluidità teorizzata da Zygmunt Bauman a proposito dei punti cardine dell’esistenza, in una società postmoderna di massa, di segno consumistico, diventa, nell’opera dell’artista, metafora estetica della visione del reale. Il suo viaggio nell’immagine, mediato dallo strumento tecnologico dell’iPhone e del QRCode, si articola nei diversi momenti della sequenza fotografica, del video sonoro, dell’animazione 3D al computer, dell’installazione audiovisiva anche interattiva, della Realtà virtuale e aumentata. Le condizioni fenomenologiche che predilige Virginia Monteverde, sia a livello rappresentativo che percettivo, sono quelle fluide dei corsi d’acqua, quelle immateriali della luce e dell’ombra, quelle sonore delle onde marine, dei torrenti montani, dei canali urbani, quelle cromatico-luministiche di albe e tramonti, quelle del rapido formalizzarsi e dissolversi nell’aria delle nubi. Protagonisti ricorrenti sono infatti nelle sue opere gli Orizzonti, le Nuvole, i Ritratti, non propriamente rappresentati con il mezzo pittorico, ma, per evidente scelta, con quello digitale.

Con l’attuale mostra 5.0 Digital Life Virginia Monteverde mette lo spettatore in attesa davanti a un’immagine che, con un semplice clic del lettore QRCode, si metterà in movimento, strappando al tempo una micro-storia altrui, come quella, ripresa con l’iPhone, un giorno sulla pista ciclabile lungo le rive di un canale di Amsterdam, di due ciclisti della domenica che pedalano, ignari, sulla superficie dell’opera in mostra: ecco presentato il suo nuovo ciclo di opere Code Place. Ma non è tutto. Questa sua modalità di catturare fotogrammi del passato per consegnarli, per così dire, al futuro, ritorna nei suoi ritratti di artisti, a torso nudo, e in quelli di intellettuali – sociologi, architetti, poeti, critici – rigorosamente in camicia o giacca bianca, tutti ripresi dall’artista con il quadratino del codice a barre bidimensionale (codice 2D) tatuato sul braccio: l’esito è un videoflash di trenta immagini chiave della vita di ogni soggetto, restituito in trenta secondi  e intitolato Code Life/a Life in 30 seconds. In questi interventi, l’opera e la sua lettura avvengono tramite lo stesso dispositivo digitale, adempiendo così la formula mcluhaniana The Medium is the Message.

La mostra prosegue con l’installazione multimediale dal titolo significativo Orizzonti. Allineate a parete, dopo un video-paesaggio marino su tablet, seguono tre sequenze di cinque variazioni della linea, virtuale, che separa o unisce la terra al cielo. Sono fotografie fatte con l’iPhone dalla finestra sul mare della camera dell’artista, in diverse ore del giorno. Le stampe, su carta fine art german, sfilano sopra tre supporti di alluminio su cui poggiano altrettante iridescenti conchiglie a spirale, che, accostate all’orecchio, rinviano  ai ricordi autobiografici di una bambina che vi ascoltava, estasiata, in solitudine, il canto profondo del mare. Questo scenario romantico cambia di segno, per diventare high tech, alla fine della sequenza fotografica, in cui, a parete, un QRCode decodifica il rumore delle onde. La stampa digitale, su carta Fine Art Hahnemühle, di una grande nuvola in bianco e nero, rigorosamente ripresa con lo Smartphone, conclude la mostra dei primi cinquant’anni dell’artista-curator Virginia Monteverde.

È indecidibile se Virginia Monteverde sia più artista o curatrice, tuttavia come soggetto creativo di grande qualità relazionale, si può affermare che sia un duplice talento. Tra le iniziative curatoriali di maggior rilievo, in collaborazione con la Fondazione Cultura di Palazzo Ducale a Genova, è da citare la mostra Segrete, tracce di Memoria – Alleanza di artisti in memoria della Shoah, che ricorre annualmente, nelle antiche carceri della Torre Grimaldina; la Biennale d’arte contemporanea Le Latitudini dell’arte, s’intende in Europa, nelle sale del Munizioniere di Palazzo Ducale a Genova. Promuove ancora, sull’area delle arti visive, conferenze a tema, videoproiezioni, discussioni, interventi sonori, confronti, letture, trasformati in spettacolo e performance e denominati, nel suo calendario mensile, Un’Ora d’Arte. Irresistibile è l’immagine che li contrassegna, tratta da quel capolavoro del cinema horror muto che è Safety Last, tradotto in Preferisco l’ascensore! del 1923 di Newmeyer e Taylor, in cui un terrorizzato Harold Lloyd, sospeso nel vuoto, si aggrappa disperatamente alle lancette dell’orologio di un grattacielo affacciato sul traffico cittadino. La denominazione cruda di ora d’aria, rinviante al tempo di cui dispongono i detenuti per uscire dalle loro celle e fare movimento, diventa un’ora d’arte in cui a muoversi sono le idee di artisti, critici e curatori intervistati, solitamente, dalla giornalista Bettina Bush, e quelle del pubblico presente in sala.

 

 

 

 


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