88-18 “Ogni opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro”

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Periodo
dal 27 gen 2018 al 4 feb 2018

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Luogo
Studio Nino Noce
via san vitale 57
Bologna

Categoria evento

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Dettagli evento

88-18
“Ogni opera d’arte ha due facce, una per il proprio tempo e una per il futuro”

In questa mostra Nino Noce presenta 30 opere tre per ogni serie creata, che vanno dal 1988 al 2018 tre decenni di lavoro.
Nella scelta delle opere si parte appunto dal’88 che e stato il punto di svolta tra la figurazione e l’astrattismo, che sarà poi la via che seguirà per tutto il suo percorso artistico.Nella mostra sono presenti due opere del 1987 che fanno ben capire quel passaggio all’astrazione, questi primissimi lavori dell’artista partono da una rilettura della figurazione, incominciando a lavorare sull’alleggerimento delle forme e la destrutturazione della figurazione. In sostanza, doll’88 traspare subito l’interesse per la questione formale, poiché è il pattern compositivo a reggere le sorti del gioco, trasformandosi in un vero e proprio scheletro strutturale. Nella scelta dei materiali che supportino questa trasformazione Noce pone subito uno scarto, abbandonando le campiture della pittura a pennello, sia essa a tempera come ad olio, ed affidandosi subito ad un materiale forte, dotato di una sua precisa fisicità che inizia già ad emergere dal tracciato bidimensionale,le scelte dell’artista sono ben chiare nel momento in cui, punta la sua attenzione su un altro materiale: la tela di sacco, inizia qui una ricerca sui materiali che corrisponde ad una vera e propria penetrazione nella superficie del quadro. E l’aspetto costruttivo traspare in una serie che parte 89 fino al 95 , la riduzione al nero, sintesi estrema di un lavoro sempre legato ad una modulazione quantomai secca ma vibrante delle cromie (spesso, non – cromie) ancora una volta pone l’accento sull’importanza della configurazione formale delle opere.
Le opere di questo periodo 80-90 fanno parte delle collezione dell’artista che conta 30 opere scelte gia all’epoca
per essere una traccia del suo percorso creativo.
A cavallo del secondo millennio una nuova serie dove la potenza del suo fare artistico non è quella del gesto, del graffio contenuto ma potente dei graffiti rupestri, bensì la liquidità implicita del colore, colore come pigmento che non può non essere sciolto per la costruzione dei suoi emblematici personaggi, a metà tra creature del futuro e protomammiferi terrestri. E’ anche curioso notare come nelle opere in cui due di questi virus, o isole, o insetti, si incontrano, creano una sorta di magnetismo elettrizzato dello spazio. La tela si carica ulteriormente di energia interna che rimane in letargo tra lo spazio minimo di respiro che si trova tra la garza e la superficie originaria, tra l’isola e la sabbia che la trattiene. Come un continente che lentamente, abbandona la sua rotta per toccare, in miliardi di anni, il continente opposto, la pittura di Nino Noce procede il suo percorso di monito e di veggenza per chi avrà il coraggio di coglierne la sua essenza.
Dal 2006 una nuova serie dove e in atto una trsmutazione delle mutevoli forme arcaiche che abitavano l’opera che negli ultimi anni che erano state classificate come esseri archetipici di mutazioni genetiche, e che via via si erano sempre più isolate da loro stesse, per poi finire fossilizzate in nebbie antartiche, si sono di nuovo, lentamente, risvegliate per dare luogo ad un fenomeno di ulteriore mutazione.
Così le nuove tele di Nino Noce vivono di vita propria, pulsano; la mutazione si fa sempre più movimentata, ritmata, e allora ecco apparire l’atto sessuale immortalato tra puro pigmento e puro gesto. La pittura si è risvegliata e diviene altro nel nostro subconscio. E’ qui il fulcro del nuovo lavoro di Nino Noce: la possente valenza psicologica data dagli elementi astratti che svegliano nello spettatore le passioni più profonde.
Simbolico monito contro l’ipocrisia umana, la pittura di Noce ci riporta agli stati embrionali del nostro essere, ci ricorda della nostra condizione primaria di granello di sabbia, parte integrante della catena alimentare, ulteriore humus di un pianeta in degrado come la terra, che malgrado tutto ciò che le viene quotidianamente inflitto, si rinnova in un tentativo di autosopravvivenza, la pittura astratta mantiene la sua solidità sfidando i colpi mortali a lei affondati dall’ondata concettuale degli ultimi anni.
Nella serie di lavori pittorici del 2008 una nuova spazialità pervade la superficie della tela, e l’astrattismo della sua ricerca è in tumulto: gli esseri filiformi e guizzoidali, misteriosamente reali nella loro tenacità materica, che cercavano nuovi orizzonti di spazio e di pensiero, hanno finalmente trovato una loro dimensione, anzi: loro stessi si sono materializzati in architetture spazio-temporali dalla mobilità pulsante.
la ricerca si affina ulteriormente, svelando con parsimonia disinteressata la solidità di intenti del suo fare. Il fare pittorico è ciò che conta, e come tale è un divenire costante di sperimentazione che è sì intellettuale, ma che si trasmuta in altro proprio grazie al lento lavorio delle mani. Le mani del pittore.
In questi grovigli di verde rigogliosamente autonomo ci pare quasi di scorgere un’ombra di ricordo, di presenza umana.Queste opere hanno la sapienza antica del fotografo del novecento, che con pazienza e precisione aspettava l’attimo in cui la tela del ragno stava per spezzarsi per agire. E’ con sorprendente versatilità che Noce attende l’attimo del pigmento per catturarlo sulla tela e porgerlo all’uomo come monito del suo essere. In questo momento tutto è in discussione sul nostro futuro, e Noce ne coglie le possibili conseguenze, stimola una percezione temporale del nostro futuro di piccole briciole insignificanti catapultate nello spazio infinito, ma ne suggerisce una rivalsa di potere.
Negli ultimi anni la ricerca pittorica si e rivolta ad un’alleggerimento della materia che e stata una costante su tutto il lavoro di Noce, ora tende all’essenzialità, alla leggerezza il filo gia usato nelle opere precedenti diventa l’attore principale, sostituisce il il disegno dandogli un’energia vibrante nonostante la sua esile conformazione l’opera trasmette forza e consistenza, quasi come a suggerire ad un mondo saturo di superfluo di ritrovare un’eleganza ormai avvizzita.


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