DOVE|Juan Eugenio Ochoa

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Periodo
dal 27 mag 2017 al 16 lug 2017

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Luogo
Atipografia
Piazza Campo Marzio 26
Arzignano

Categoria evento

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Dettagli evento

Negli spazi di Atipografia Juan Eugenio Ochoa. Pittura come attraversamento

Negli ultimi anni, nel mondo dell’arte contemporanea, si è verificato un rinnovato interesse per la pittura, un linguaggio che nella sua apparente “ingenuità” in mezzo al era della visione digitale, ha ripreso forza, significato e credibilità  grazie alla consapevolezza che gli artisti hanno preso dai suoi immediati predecessori portmoderni e concettuali che la pittura non è solo pittura ma anche la rappresentazione di una idea di pittura. La pittura è diventata addirittura un linguaggio unitario che può oscillare senza contradizioni fra l’astrattismo e la figurazione, non dovendo più rappresentare un immagine, poiché è l’immagine che esiste per rappresentare la pittura, ovvero l’idea che ogni artista ha della pittura. Seguendo queste coordinate, ormai imprescindibili nelle esperienze e nelle letture della pittura contemporanea, il pittore colombiano Juan Eugenio Ochoa (1983) ha avviato un percorso di ricerca permettendo al linguaggio pittorico di evolversi e ampliare le sfumature dei suoi codici. Ochoa ha sviluppato la compresenza di due piani di configurazione cromatica, un versante astratto-strutturale e un referente iconico figurale, l’uno necessario alla percezione dell’altro. Dalla reciproca tensione di questi due elementi nasce la possibilità di unificare la percezione totale del campo astratto e la morfologia particolare della forma umana, congiunzione simbolica di ambivalenze visive e visionarie che afferiscono nella stessa immagine. Avvalendosi della tecnica della pittura ad olio, l’artista riesce a creare una sintesi astratto-figurale nei suoi dipinti, in cui immagini eteree, sfuocate ed evanescenti, vengono generate non da un meticoloso lavoro di pennello, ma da un lavoro di eliminazione del colore attraverso una grossa spazzola ruvida ed una gestualità aggressiva.  Cosi, la tela diventa un misterioso territorio di slittamenti e variazioni percettive, in cui accade un lento disvelarsi dell’immagine, che tuttavia rimane al punto di  svanire in una non-esistenza, come se fosse solo un ricordo. Questa sensazione si amplifica per effetto delle aree non-dipinte della tela nelle quali traspare solo la base luminosa dell’imprimitura (quasi come per affermare che la pittura è pur sempre un’illusione) e dall’uso di strisce di luce e ombra che velano il quadro creando uno schermo a modo di soglia fra l’immagine e il fruitore (magico punto d’incontro fra realtà osservata e forma immaginata). Quello che emerge delle trasparenze del dipinto è il mistero primordiale delle immagini, le quali appariscono nello spazio evanescente della tela al punto di rivelare qualcosa, ma lontane da rivelare. Quello che conta non è la cosa rivelata ma il processo stesso del disvelamento. Dov’è dunque l’immagine? Negli organi della percezione oppure in una dimensione onirica? Nella tela o negli immaginari della nostra mente? in un passato remoto, nel presente, oppure in un continuo divenire?  nella realtà oppure nella fantasia?  ha l’immagine un territorio oppure è un approdo (un non-territorio). Nella mostra DOVE, negli spazi di atipografia, l’artista presenterà una serie di dipinti prodotto delle sue ultime ricerche in pittura in cui indaga con particolar interesse le domande legate al territorio delle immagini. Ad accompagnare la mostra di pittura, ci sarà un percorso istallativo ideato dall’artista per favorire l’entrata in risonanza delle tele nello spazio della galleria, rendendo ancora più manifesta l’idea della territorialità.

La mostra è visitabile sabato e domenica prossimi (10 -12 | 16 – 19) o durante la settimana tramite appuntamento fino al 16 luglio 2017.


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