la terra di mezzo

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Periodo
dal 16 dic 2017 al 7 dic 2018

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Luogo
Fondazione Palmieri
vicolo dei sotterrani
lece

Categoria evento

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Dettagli evento

 

COMUNICATO   STAMPA

 

 

Vernissage  sabato 16 dicembre alle 19.30  di “La terra di mezzo”, personale di pittura del maestro Vittorio Tapparini allestita presso la Fondazione Palmieri, a Lecce in Vicolo dei sotterranei (alle spalle del Duomo)

 

 

Dopo le mostre romane, tornano a Lecce le visioni artistiche del maestro leccese Vittorio Tapparini: la sua ultima collezione di olii su tela verrà presentata nella personale di pittura “La terra di mezzo” presso la Fondazione Palmieri che sarà inaugurata sabato 16 dicembre a partire dalle 19.30.

Il vernissage verrà introdotto dal fotografo Bruno Barillari, mentre un totem accoglierà i pensieri che il maestro Ercole Pignatelli  ha dedicato agli ultimi lavori di Tapparini (entrambi firmano il catalogo della mostra, insieme alla giornalista Claudia Presicce).

La  location nel cuore del centro storico leccese (alle spalle del Duomo) si scalderà con i colori, le favole e i sogni di questi quadri che rimettono l’uomo nel suo status originario più profondo, quello dei sentimenti e delle utopie che tutti si portano dentro. I personaggi di Tapparini stanno generando una nuova contagiosa prospettiva estetica: sembrano volteggiare nella dimensione infantile del gioco e della spensieratezza, ma restano ancorati a scene di vita quotidiana e contemporanea. Surreali, a volte goffi, fortemente simbolici, sono uomini liberi dai condizionamenti della società dei consumi e insistono nel coltivare la terra nuova del futuro. Dalle tele, che richiamano spesso un “andare” insieme, su tanti mezzi diversi e sulla strada come nel mare, emerge fortemente una necessità di comunità e di coppia, una comunicazione che si pone in antitesi a individualismi e disgregazioni fomentate dalla società dei facili populismi che ci vuole l’uno contro l’altro. Si suona, si viaggia e si sogna insieme, sembrano dire questi piccoli racconti.

“Un preludio ad una nuova sinfonia con gli strumenti della pittura, che non arriveranno mai al dramma semmai ad una garbata ironia forse anche ad un accenno di satira ma con un giocoliere né divertito né impietoso che vive nei panni di un artista” come scrive Pignatelli di Vittorio Tapparini. E poi spiega: “Egli vive immerso nel “ continuum” parallelo tra pensiero e opera, tra mutazioni lievi o addirittura contrarie al dinamismo dialettico, per lasciare intatta quella linea di fondo della sua naturale attitudine profondamente visionaria. Sempre impegnato cioè a trasferirsi vicino all’atto creativo, quasi fosse un lontano erede del “Blaue Reiter o Cavaliere Azzurro,” o di un filo di Arianna tra Dada e Surreale…”.

In barba agli astrattismi e ai concettualismi verso i quali la pittura ha ormai da troppo tempo virato, Tapparini negli ultimi lavori torna al dipinto puro, surreale e figurativo, fatto di strati di olio e di pensiero con il desiderio di riportare nella vita colori perduti e speranze attese, fantasie e sfumature di personaggi riconoscibili che albergano in ognuno di noi.

Scrive Barillari: “Ho guardato molte volte le opere del mio amico e, pur conoscendone bene il carattere, non ho trovato spigoli nel suo operato, ma solo delicate curve che descrivono corpi, squillanti colori che proteggono emozioni e decisi confini che circoscrivono un sogno, il suo”.

“La terra di mezzo” è per Tapparini il luogo che ospita la necessità di un cambiamento, espresso chiaramente nella voglia di movimento dei suoi personaggi che si spostano continuamente: in vespa, in barca, in bicicletta, sul cavallo a dondolo. Tutti esprimono l’esplicita ricerca di superare il presente e di andare comunque avanti. È questa la “zona franca” di Tapparini, come scrive nel catalogo Claudia Presicce, “la terra del coraggio in cui conoscere la parte più vera di noi, sgangherata e imperfetta, ma libera”.

La mostra resterà aperta sino al 7 gennaio, dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 21.

 

Due domande a Vittorio Tapparini

 

Maestro che cos’è la sua “Terra di mezzo”?

“Il Salento prima di tutto che è terra di passaggio, non ci si può fermare troppo, ma bisogna andare oltre perché qui è inutile sostare in attesa. E poi è un momento di passaggio, mio personale e da un punto di vista artistico: è nella favola, la mia, nella visione più romantica e anche più reale e poetica della vita. È il luogo in cui ho riscoperto le mie origini, perché a volte cercare lontano non serve se le cose le hai già dentro di te. E credo sia anche, artisticamente parlando, una visione molto contemporanea della realtà”.

L’uso del simbolo, del colore e della figura nell’arte contemporanea: per lei che cosa sta cambiando?

“Sta cambiando per me l’idea che ci sia più voglia di vita, di bellezza, di poesia, di verità e meno di astrattezza e negatività. Ha ragione Kandisky quando dice: “Ogni dipinto è poesia perché la poesia non è fatta soltanto di parole, ma anche di colori organizzati e composti. La pittura è quindi una creazione poetica e pittorica”. Ecco allora che il ritorno alla pittura pura è un ritorno alla voglia di vivere, di superare tanta bruttezza e tanto dolore che ci circonda e che da anni descriviamo nell’arte. Credo che ora basti lamentarsi e che sia tempo di una stagione nuova in cui le arti in generale siano chiamate a riformulare un nuovo Rinascimento. E da dove si ricomincia se non c’è un nuovo racconto?”.


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